Vincenzo Muratore a Litix: Residenza Artistica nel cuore del marmo di Carrara
L’artista Vincenzo Muratore ha recentemente concluso il suo periodo di residenza presso Litix spa, azienda di Massa Carrara (Italia), città storica da cui viene estratto uno dei materiali più preziosi del mondo: il marmo di Carrara. La residenza è stata creata a seguito del Premio Speciale di Arte Laguna Prize – 20° edizione in collaborazione con l’azienda toscana.
Litix ha messo a disposizione il suo laboratorio, un blocco di marmo e le sue tecnologie avanzate nel campo della robotica al fine di dare vita – insieme all’artista – ad un’opera d’arte originale e unica.
Per approfondire l’esperienza abbiamo intervistato l’artista Vincenzo Muratore.
L’INTERVISTA
Qual è stato il tuo primo approccio verso questa realtà? Cosa ti ha colpito che ti ha convinto a iscriverti al loro Premio Speciale?
Conoscevo già Litix di nome, sono andato spesso a Carrara a lavorare, e la loro reputazione precedeva il loro lavoro. Ma non avevo mai avuto l’occasione di collaborare con loro direttamente né di conoscerli in profondità. Quando ho letto il bando, ho sentito subito una risonanza con la mia pratica attuale: c’era qualcosa di davvero affine, non solo tecnicamente ma concettualmente. Era l’opportunità di lavorare con un team eccellente in un contesto che poteva davvero spingere la ricerca avanti. Non ci ho pensato a lungo. Ho incontrato questa opportunità in un momento in cui stavo cercando un luogo dove la tecnologia potesse diventare un interlocutore reale, non uno strumento. La mia ricerca ruota da sempre attorno a un’idea precisa: rivelare trattenendo, mostrare nascondendo. Avevo bisogno di un laboratorio che capisse questa tensione, e Litix l’ha capita subito. Il team è altamente professionale ma profondamente umano, mi ha accolto, supportato, e questo non è scontato. E poi c’è il paesaggio: ogni mattina il tragitto dal centro di Carrara verso il laboratorio, tra boschi e le macchie bianche delle cave sui monti, è già un’esperienza in sé. Si arriva in laboratorio alle sette con gli occhi già pieni di marmo e di luce.


ECHOES OF PRESENCE, 2025
Acciaio, cianotipia su marmo di Carrara, grafite e cuciture in cotone
150 x 90 x 35 cm
Durante la residenza hai realizzato un’opera in marmo. Puoi raccontarci di più sulla sua creazione e significato, anche attraverso le tecniche proposte da Litix?
Il progetto originale era molto ambizioso: numerose figure ispirate al lavoro di Pina Bausch, a quell’idea straordinaria di raccontare senza mostrare, di lasciare che sia la natura a completare il gesto. Ma dopo un confronto onesto con il team di Litix ho scelto di modificarlo, concentrarlo. È stata una delle decisioni più giuste della residenza: la riduzione ha reso tutto più potente.
Il sistema finale mescola marmo, metallo, tessuto e cianotipia in un linguaggio dove l’assenza si fa presenza. Le figure non vengono mai mostrate per intero. Sono echi, sagome, ombre = fissate dalla luce solare. È la struttura stessa dell’opera a funzionare per sottrazione: ciò che non si vede pesa quanto ciò che si vede, a volte di più. Le parole si intrecciano tra matita e incisione, tra superficie e profondità. Alcune scompariranno col tempo, consumate dalla luce e dall’aria. Altre appariranno solo dopo anni, quando la pietra avrà deciso di rivelarle. L’opera non finisce con me, continua a nascondere e svelare secondo tempi propri. Un elemento cardine è il riciclo del marmo: ogni frammento eliminato durante la lavorazione, scarti di fresatura, pezzi di supporto, è stato reincorporato nella scultura finale. Niente si perde. Anche i materiali di risulta portano una storia, hanno già incontrato la macchina e le mani. Restare nell’opera era il loro posto naturale.
C’è stato un momento della residenza in cui il dialogo con la tecnologia o con il materiale ti ha sorpreso o portato in una direzione che non avevi previsto?
Ci sono stati due momenti che mi hanno sorpreso, e nessuno dei due era prevedibile. Il primo riguarda la cianotipia sul marmo. Sapevo già che la tecnica risponde alla luce, non sapevo quanto il marmo stesso avrebbe preso voce nel processo. Ogni lastra ha una composizione chimica e una porosità diverse: la cianotipia le legge tutte, vira verso sfumature non scelte, produce tonalità che non esistono su nessun’altra superficie. Non si tratta di stampare sul marmo, è il marmo che decide quanta luce trattenere e quanta restituire. Ho dovuto imparare a cedere il controllo. E in quella cessione ho trovato esattamente il principio che cercavo: il materiale rivela ciò che la mano non potrebbe mai imporre.
Il secondo momento è stato ancora più intimo. Su uno dei pezzi ho scelto di lasciare visibili le linee lasciate dalla fresatrice robotica e in alcuni tratti le ho replicate a mano, con la stessa traiettoria, lo stesso ritmo. Ho cercato di fare quello che aveva fatto la macchina. È stato un esercizio di ascolto profondo: capire come la tecnologia pensa lo spazio, come organizza la superficie. Quel pezzo è diventato un tributo alla robotica. Non nascondo l’uso della tecnologia ma la racconto in un un luogo dove il gesto umano e quello meccanico si specchiano, si nascondono l’uno nell’altro, e non è sempre chiaro chi abbia lasciato quale segno.
Cosa ti ha lasciato Litix che potrai portare anche nella tua carriera di scultore in futuro?
Porterò una scoperta che mi ha colpito profondamente: solo l’1% del marmo estratto viene usato per la creazione artistica. La narrazione dominante dice il contrario, mistificando spesso il marmo e la pietra come elementi disturbanti nel panorama dell’arte contemporanea, quasi fossero un lusso anacronistico. La realtà è che la quasi totalità del materiale estratto finisce nell’industria edilizia e cosmetica. Saperlo mi ha spinto a una maggiore consapevolezza e a continuare con ancora più convinzione a usare gli scarti di lavorazione come base per le mie opere. Non è un gesto romantico: è una posizione.
Porterò la comprensione del marmo come soggetto vivo. Non un supporto, ma un protagonista che respira, che reagisce, che sceglie quanto rivelare. Porterò un metodo più preciso: la tecnologia che apre la superficie, la chimica che la abita, il tempo che trasforma, la mano che ascolta e interviene dove serve. E porterò la consapevolezza che il nascondimento non è assenza di comunicazione, è la sua forma più densa. Litix mi ha dato gli strumenti per approfondire questa grammatica, e la generosità di un team che ti segue senza sovrastare il tuo pensiero.
L’esperienza di Litix e dell’artista
È stata un’esperienza davvero bella, sotto tutti i punti di vista.
Il risultato dell’opera parla da solo: Vincenzo ha lavorato su lastre di marmo bianco di Carrara trasformate in superficie di cianotipia — un processo fotografico ottocentesco impresso direttamente sulla pietra — e da quelle stesse lastre ha fatto emergere figure scolpite con la tecnologia ROBOTOR. Il dialogo tra la traccia blu e la forma tridimensionale è preciso, concettualmente solido, visivamente potente. Non è un lavoro che si improvvisa: c’è un’idea chiara dietro, e la padronanza tecnica per portarla fino in fondo. La sperimentazione della cianotipia sul marmo, in particolare, è qualcosa che non avevamo mai visto realizzare qui — e il risultato ci ha sorpreso anche noi.
Ma se devo dire cosa ha reso questa residenza davvero speciale, è stato Vincenzo come persona. Discreto, curioso, rispettoso di ogni angolo del laboratorio e di chi ci lavora ogni giorno. Ha lasciato un biglietto di ringraziamento scritto a mano per tutto lo staff — un gesto piccolo ma raro, che ha fatto molto piacere a tutti. Ce lo ricorderemo.
Siamo orgogliosi che il Premio Speciale abbia portato qui un artista di questo livello.– F. Tincolini (CEO)
C’è qualcosa di straordinario nel lavorare all’alba, in un capannone tra i monti di Carrara, sapendo che fuori ci sono cave che da millenni forniscono marmo al mondo. Non è nostalgia, è continuità. Io arrivavo con file digitali, fresatrici a controllo numerico, emulsioni fotosensibili. Ma il gesto era antico: togliere per rivelare, segnare per ricordare, lasciare che la pietra porti ciò che noi non sappiamo ancora dire. Il nascondimento e il rivelamento non sono opposizioni, sono il respiro della stessa opera. Quella mattina alle sette, con il caffè ancora caldo e i monti bianchi fuori dalla finestra, era ogni volta un buon posto da cui iniziare.
– V. Muratore (Artist)
Fotografie: Laura Veschi


