Huacui Art Residency exhibition |  Special prize by Arte Laguna Prize

Residenza artistica presso Huacui Museum: “The Season of Breathing” – fino al 25 maggio 2026

Il 25 Aprile 2026 il prestigioso museo di Shanghai, Huacui Contemporary Art Museum, ha inaugurato la mostra “The Season of Breathing” che rimarrà aperta fino al 25 Maggio 2026. 

Protagonisti della mostra sono i tre artisti vincitori del Premio Speciale Huacui Contemporary Art Museum per l’edizione 2024 di Arte Laguna Prize: Tania Welz, Jackson Villamizar, Konstantin Ikonomidis insieme ad altri 9 artisti provenienti da diverse nazioni. 

Con il costante obiettivo di creare nuove connessioni e collaborazioni che contribuiscono all’ascesa della carriera degli artisti che partecipano al concorso internazionale, nel 2024 è stata siglata questa prestigiosa collaborazione con uno dei Musei più importanti della città di Shanghai, il Huacui Contemporary Art Museum. 

Il Premio Speciale per gli artisti vincitori si è concretizzato, non solo in una mostra collettiva ma anche in un periodo di residenza di 2 mesi durante i quali gli artisti hanno potuto sviluppare una nuova ricerca artistica, conoscere una nuova cultura, entrare in contatto con nuove istituzioni e lasciare la loro testimonianza di un’esperienza unica.

L’esperienza degli artisti

Come ci racconta Tania Welz, “Le persone che ho incontrato al Huacui Museum sono molto simpatiche, mi hanno fatta sentire da subito a mio agio e nonostante le difficoltà linguistiche, ho sempre avuto la sensazione di essere ascoltata e apprezzata. Forse questo è l’aspetto più bello di questa residenza: l’incontro umano che è stato davvero pieno di gioia. Durante il mio percorso ho avuto l’onore di lavorare con Lu Lei, la codirettrice, e il suo assistente, sono stati entrambi una grande gioia professionale e personale perché mi hanno compresa artisticamente, aiutandomi a superare ogni ostacolo e senza di loro questa mostra non sarebbe stata possibile. Sono molto molto grata di averli avuti al mio fianco! 

L’artista racconta della sua opera: “L’installazione ‘Indra’s Weave: Breathing Through Ruptures’ interamente realizzata durante la mia residenza, si articola in sei costellazioni scultoree in filo di rame. Ogni opera nasce da un intreccio eseguito a mano con i ferri da lavoro a maglia, secondo la tecnica tedesca, e viene successivamente sottoposta a un trattamento elettrolitico che mineralizza la superficie del metallo, conferendo alle sculture una presenza visiva di grande intensità e una matericità stratificata nel tempo. Durante la residenza ho avuto inoltre l’opportunità di tenere un workshop in cui ho trasmesso la tecnica tedesca del lavoro a maglia: il lavoro co-creato insieme ai partecipanti è stato selezionato ed esposto nella mostra finale.

Per Jackson Villamizarè stato come realizzare un sogno, una metamorfosi interiore, come lui stesso ci racconta: “Sono qui a Shanghai, nella città che per mesi ho immaginato e che ora abito grazie alla vittoria della residenza artistica di Arte Laguna Prize presso il prestigioso Museo d’Arte Contemporanea Huacui. La città non si lascia guardare dall’esterno. Ti prende, ti chiede di ascoltare. Ho passato giorni a immergermi: nei laboratori, nei silenzi, nei gesti degli artigiani, nei dettagli di una cultura che sa unire precisione e poesia. E dentro questa immersione, tre presenze hanno cominciato a parlarmi. Non tre opere – non ancora – ma tre fili che il caso e il destino avevano intrecciato per me in questo angolo del mondo, segnando una nuova tappa nel mio percorso artistico.  

Il primo è stato il mio stesso segno zodiacale. Scoprendo che il 1983 è l’anno del Maiale, ho sentito il bisogno di scolpire quella parte di me. Ne è nata una figura seduta, curva e gentile, che parla di origami, di leggerezza e di identità. Non un ritratto, ma un’eco.  

Poi sono arrivati loro: due panda. Fratelli. Ho pensato a True Brothers. E ho capito che quel pezzo sarebbe stato il punto di svolta del mio lavoro. Per la prima volta, ho osato unire tre materiali tenuti finora separati: la resina, per catturare la luce negli occhi; il rame, lavorato come un gioiello in omaggio alla millenaria tradizione cinese; e la mia carta trasformata, quella che attraverso i miei trattamenti diventa corten e rame ossidato — materia che sembra metallo ma conserva la fragilità della memoria.  

Il terzo filo è quello che porto sulla pelle da anni: una carpa drago tatuata sulla gamba. L’ho rivista qui, dove l’acqua e il drago sono parte del respiro della città. L’ho tradotta in una scultura che non è una copia, ma un’evocazione. Onde che si avvolgono, una carpa che sale, la tensione di chi non si ferma mai. Anche quella è fatta con la mia carta corten, ma le onde portano il movimento del fiume e della calligrafia, della mia stessa storia che continua a risalire. Shanghai non è una destinazione. È una metamorfosi che sto ancora attraversando. E queste sculture sono le tracce visibili di un passaggio che non finisce qui.”

Konstantin Ikonomidis, architetto svedese, nella sua esperienza di residenza ha potuto fondere architettura, arte e ricerca scientifica continuando ad esplorare l’integrazione tra paesaggio, cultura locale e narrazioni umane. Nelle sue installazioni esplora il vetro come elemento traslucido che dissolve i confini tra interno ed esterno. 

Commento della stampa

I lavori creati durante la residenza sono esposti al  Huacui Contemporary Art Museum fino al 25 Maggio. La mostra riunisce i tre artisti – Tania Welz, Jackson Villamizar, Konstantin Ikonomidis – provenienti da Germania, Svezia e Colombia, insieme a sei giovani creatori dello Shanghai Vision College. 

Come riporta il comunicato stampa della mostra “Durante la loro residenza gli artisti hanno assorbito l’atmosfera della città, si sono immersi nei ritmi locali e hanno riversato tutto ciò che vedevano, sentivano e pensavano nelle loro opere, esprimendo il calore e la forza delle rispettive culture attraverso il linguaggio dell’arte. 

Dall’esplorazione in loco di artisti internazionali alla creazione collaborativa con talenti locali, questo è un incontro artistico che trascende confini e culture, reso possibile dalla sincera cooperazione di tutte le parti. 

Ogni partecipante – curatori, artisti e accademia – ha portato il proprio tocco personale per dare vita a questa mostra”.