Ascoltare ciò che sfugge: Woo Haran in residenza a TASA
Woo Haran, vincitore del Premio Speciale Residenza Artistica della 19° edizione di Arte Laguna Prize, ha trascorso due mesi a Tainan ascoltando il vento. Non il vento come semplice paesaggio sonoro, ma come materia instabile da filtrare, campionare e trasformare in composizione artistica.
La residenza, in collaborazione con TASA (Taiwan Art Space Alliance), ospitata da Zit-Dim Art Space, si è svolta dal 1° maggio al 30 giugno 2026. Durante questo periodo, Woo Haran ha sviluppato 오슬 (Ever-Passing), il progetto sonoro da cui nasce la composizione Evocator: un lavoro costruito a partire da registrazioni del vento realizzate durante un viaggio di ricerca a Taitung, la città dalle montagne verdi.
A Tainan, quei suoni sono diventati tracce da seguire e scomporre, frammenti di una presenza che attraversa lo spazio senza lasciarsi afferrare completamente. Il soggiorno si è trasformato così in un esercizio di ascolto.
«Immaginavo diversi flussi di vento muoversi autonomamente, come voci melodiche separate che, allo stesso tempo, formavano un campo armonico più ampio. Attraverso questo approccio, volevo creare uno spazio musicale in cui sembrasse che qualcosa stesse parlando, senza però diventare mai completamente intelligibile.»
Il suono non si offre quindi come un messaggio da decifrare, ma come una traccia da seguire: una presenza che suggerisce, evoca e si sottrae nello stesso momento.
L’installazione finale ha portato questa ricerca dal piano acustico a quello fisico. Una composizione murale, concepita come una partitura musicale spaziale, raccoglie note, diagrammi e documenti; una proiezione video accompagna la composizione sonora. Insieme, questi elementi costruiscono un ambiente da attraversare con lo sguardo e con l’ascolto, simile a un archivio ancora in fase di decifrazione.
Abitare l’incomprensione
«Mentre vivevo a Tainan, ero spesso circondato da conversazioni, situazioni e riferimenti culturali che non riuscivo a comprendere pienamente. Invece di cercare di decodificare tutto, mi sono trovato ad ascoltare e a prestare attenzione ai frammenti e ai segnali più sottili.»
Un atteggiamento, quello di Woo Haran, che rinuncia alla pretesa di possedere il significato e accetta l’incompletezza come parte dell’esperienza.
«Tutto questo mi ha incoraggiato a sviluppare un senso di umiltà. Invece di considerare la comprensione come qualcosa che può sempre essere portato a compimento, ho iniziato a interessarmi alla possibilità di rimanere attento a ciò che supera la mia conoscenza. Questo modo di pormi ha finito per plasmare sia il processo di ricerca sia la mostra.»
Una concezione trasformativa
Che cosa ti ha spinto inizialmente a candidarti ai Premi Speciali di Arte Laguna Prize?
«Dopo essermi diplomato al CalArts nel 2023, cercavo opportunità per condividere il mio lavoro al di fuori degli ambienti che già conoscevo. Sebbene avessi studiato composizione musicale, la mia pratica si era già ampliata verso il video e altre forme di arte visiva. Una delle mie motivazioni principali era il desiderio di capire come il lavoro sarebbe stato accolto al di fuori di un contesto accademico. Volevo sapere se le idee e le emozioni contenute nelle opere potessero entrare in risonanza con persone provenienti da esperienze diverse. In questo senso, candidarmi all’Arte Laguna Prize è stato anche un modo per mettere alla prova il mio lavoro in un contesto internazionale più ampio.»
Arte Laguna Prize entra così nella ricerca di Woo Haran come uno spazio di confronto tra pratiche, esperienze e media differenti.
«Il Premio si è distinto perché accoglie artisti che lavorano attraverso media diversi e offre opportunità di connessione con una comunità artistica internazionale. Poiché il mio lavoro si muove tra suono e immagine, ho pensato che potesse essere una piattaforma significativa per ampliare la mia pratica.»
Quali benefici concreti offre una residenza artistica alla crescita personale e professionale di un artista?
«Uno degli aspetti più preziosi della residenza è stata la possibilità di portare avanti un progetto per un periodo prolungato, all’interno di un ambiente nuovo. Ho potuto sviluppare 오슬 (Ever-Passing), Evocator e infine la mia prima mostra personale, You hear something. I know you do. Questi risultati mi hanno permesso di mettere alla prova nuove idee e di ricevere riscontri dal pubblico e dagli altri artisti. Tutto ciò mi ha aiutato a formulare idee che in precedenza erano rimaste intuitive e mi ha permesso di vedere il lavoro da prospettive diverse dalla mia.»
Tra questi incontri, Woo Haran ricorda in particolare il dialogo con JIHAO, piattaforma taiwanese dedicata all’arte e alla critica.
«L’intervista con JIHAO è stata particolarmente significativa, perché mi ha incoraggiato a riflettere non soltanto sul progetto, ma anche sul quadro di ricerca che sto sviluppando attraverso [O8kk] — il percorso artistico più ampio a cui il progetto appartiene — e sulle connessioni tra i miei diversi lavori.»
Un progetto in divenire
«Guardando oltre la residenza, l’esperienza mi ha aiutato a pensare alla direzione futura della mia pratica. Quello che era iniziato come un progetto basato su una singola serie di registrazioni del vento si è progressivamente rivelato parte di un corpo di lavoro più ampio. Spero di poter continuare ad ampliare 오슬 (Ever-Passing) attraverso nuove registrazioni sul campo, composizioni e installazioni sviluppate in luoghi e contesti diversi.
La residenza mi ha dato la fiducia necessaria per capire che questo progetto a lungo termine può continuare a evolversi oltre la sua forma iniziale.»
Il vento, allora, non è più soltanto l’origine di una composizione, ma una materia capace di attraversare luoghi, tempi e dispositivi diversi. Si fa eco contemporanea, soffio che attraversa le atmosfere di Andrej Tarkovskij, celebre regista di film d’autore, e il territorio ibrido, tra musica, immagine e tecnologia, aperto da Nam June Paik, artista sudcoreano considerato uno dei pionieri della videoarte. Ogni nuova registrazione potrà aggiungere una voce, una deviazione, una traccia ulteriore a un’opera che non cerca di rendere tutto intelligibile.
In questo senso, il lavoro di Woo Haran conserva la stessa qualità del fenomeno da cui nasce: si manifesta, lascia un segno e poi si sposta altrove. Quello che resta non è una risposta definitiva, ma la disponibilità ad ascoltare ciò che continua a sfuggire.


