Eniko Daczo | Arte Laguna Prize, NY20+ Residency, China

Enikő Daczó a NY20+ | Un’opera di metamorfosi

Enikő Daczó, è stata una delle vincitrici dello Special Prize Art Residency NY20+ (2024) con Arte Laguna Prize e ha recentemente completato il suo periodo in Cina. Il suo ultimo progetto è Cocoon.

SULL’ARTISTA

Enikő Daczó è un’artista visiva ungherese residente in Transilvania (Romania) e figura di spicco nel panorama artistico contemporaneo. Il suo lavoro spazia fluidamente tra installazioni, foto-video e suono, land art e pittura: generi che si completano a vicenda attraverso una costante ricerca di sperimentazione, interattività e presenza istintiva.

Daczó è profondamente interessata all’energia, alle vibrazioni e ai temi della sessualità e dell’identità femminile, sfidando spesso gli stereotipi sociali. Motivi ricorrenti come palloncini, specchi, fogli di nylon e guanti di gomma vengono utilizzati per “registrare l’aria”, soffiando amore e dolore nelle sue opere, evocando così sia il paradiso che l’inferno. Attraverso il potere della pittura gestuale spontanea e l’integrazione di elementi ambientali, Enikő Daczó crea opere che respirano con lo spazio, catturando la potenza del “QUI e ORA” con un intervento minimo ma incisivo.

Eniko Daczo | Arte Laguna Prize, NY20+ Residency, China

L’ESPERIENZA

Sono profondamente grata per l’opportunità di partecipare alla Residenza NY20+ presso Nongyuan Culture, e sono anche grata all’Arte Laguna Prize per aver reso possibile tutto questo. Il mio periodo a Chengdu è stato incredibilmente stimolante e arricchente, sia artisticamente che personalmente. La bellezza naturale del Sichuan, la vivace comunità artistica e l’atmosfera unica di questo luogo, insieme allo scambio stimolante con artisti di diverse nazionalità, hanno lasciato in me un’impressione duratura.

Durante la residenza, ho creato un’installazione sospesa di 3 metri intitolata “Cocoon”, realizzata in fibra di bambù riciclata e filo di cotone. L’opera è ispirata al bozzolo del baco da seta e riflette sulla trasformazione, la protezione e la silenziosa metamorfosi. Il materiale è di provenienza locale: fibra di bambù di scarto che ho trovato a Chengdu, un residuo naturale dimenticato che ho lentamente modellato a mano, cucendo strato su strato con semplice filo. Sospesa nell’aria, Cocoon diventa sia corpo che spazio: un rifugio, un contenitore, una soglia. In quest’opera, luogo, materiale e tempo convergono, formando una struttura delicata che ascolta, respira e trattiene delicatamente la tensione del divenire.

Lavorare a Chengdu, una città dove tradizione e modernità coesistono, mi ha offerto prospettive e ispirazione uniche, in particolare per quanto riguarda il simbolismo della seta e il patrimonio culturale locale. La bellezza culturale e naturale che ho incontrato è stata davvero affascinante. La residenza mi ha offerto lo spazio per riflettere, sperimentare e crescere come artista, e porterò queste esperienze con me nel mio lavoro futuro.