Descrizione
Il mio lavoro esplora l’evasione come un meccanismo auto-difensivo in un format biografico. In quanto esseri mortali, gli esseri umani abitano e interagiscono con gli spazi fisicamente e spiritualmente. Traboccando di oggetti che alludono al sè più profondo, l’ambiente domestico avvicina le tracce di umanità, storia, e relazioni. Io santifico e venero la quotidianità e la trascuratezza.
Nodo per nodo, iniziando dai fili, cambiando la natura del ricamo, costruisco sculture 2D e 3D da un materiale che non dovrebbe reggersi in piedi. Una rievocazione del mio ambiente – come una sorta di vagabondo, isolato dalla famiglia, restrizioni pandemiche, informazioni pixelate – ha portato a una nuova relazione di casa. Mi analizzo. Sono più disposta a credere negli oggetti che nelle persone. Gli oggetti sono semplici, e sono gli stessi sia dentro che fuori. Le relazioni tra gli oggetti e me sono pure.
Gli oggetti quotidiani registrano la storia individuale e riflessono le mie abitudini di utente. I graffi sul pavimento, le ammaccature sui bordi delle tazze, le macchie di caffè sul divano, e i diversi profumi nell’aria sono traccia della mia esistenza. La casa è un guscio protettivo che si distacca dalla definizione fisica e posizione geografica. Lasciare le masse è il primo step per conoscere me stessa.
















