Angie Boro
![]() | Angie Boro Parigi, Francia 1992 |
Where is the love?
2026
7 ore/variabili
Descrizione
In un contesto internazionale profondamente segnato dall’aumento della violenza, dai conflitti armati, dalla sorveglianza di massa e da forme di repressione ancora attive in molte parti del mondo, questa performance pone una domanda semplice ed essenziale: dov’è finito l’amore?
“Where is the love?” (“Dov’è l’amore?”) è un progetto performativo che mira a restituire centralità all’esperienza dell’amore nello spazio pubblico. Nell’arco di una settimana, nello stesso luogo e nello stesso momento, si consuma un incontro amoroso, ripreso da una telecamera di videosorveglianza installata appositamente. Il dispositivo si appropria dello strumento di controllo e osservazione anonimi, trasformandolo in un testimone sensibile di un momento di intimità, fragilità e umanità.
L’obiettivo non è quello di rievocare una scena sentimentale, ma di attivare una forma di rituale contemporaneo, un atto discreto ed esposto, in cui l’amore si manifesta come resistenza poetica alla brutalità della realtà. Questa performance propone una forma di catarsi rovesciata: non è più la violenza a essere messa in scena per esorcizzarla, ma l’amore a essere esposto, per reintrodurre connessione, presenza e sensibilità in un mondo saturo di paura e separazione.
Il progetto assume una forma itinerante, ancorandosi a diversi contesti urbani e sociali. Ogni edizione è concepita in stretta connessione con la geografia del luogo, le sue dinamiche di controllo, visibilità e interazione nello spazio pubblico. Nel 2025 è prevista una nuova attivazione della performance in autunno a Parigi. Grazie a un sistema di webcasting in diretta, l’evento sarà visibile dai quattro angoli del globo.
Stiamo ora presentando questo progetto ad Arte Laguna Prize di Venezia, convinti che questa piattaforma artistica internazionale possa offrire una forte visibilità e risonanza a questa proposta. Portare l’amore al centro di un evento come questo significa affermare la necessità di renderlo una forza attiva nell’immaginario collettivo, un gesto politico e poetico in egual misura.










