Broccoli Vania

 

Vania Broccoli | Arte Laguna PrizeVania Broccoli
Benevento, Italia 1983


The Golden Age

2021
133 x 100 cm
Fotografia/Digigrafia Stampa a 11 colori su carta Hahnemühle Matt Fibre da 200 g/m², montata a freddo con adesivo di qualità museale su un pannello sandwich da 10 mm con bordi neri.

Description

Perché la maggior parte delle persone, sia uomini che donne, rimane sbalordita nel vedere una donna con un fisico molto muscoloso?

Per migliaia di anni siamo stati abituati all’idea di un corpo maschile potente e prestante, mentre quello femminile alternava una forma sinonimica di ricchezza e fertilità a una fragile magrezza che esaltava per contrapposizione la superiorità fisica dell’uomo.
In entrambi i casi, i muscoli erano banditi dagli standard di bellezza femminile, rimanendo una prerogativa maschile per cacciare, combattere e lavorare. Le cose hanno iniziato a cambiare con la progressiva emancipazione delle donne nel secolo scorso e alla fine degli anni ’70 il bodybuilding era diventato un fenomeno sempre più diffuso anche tra le donne.
Eppure la domanda che, ancora oggi, tutte le persone esterne a quel mondo sembrano porsi rimane la stessa: perché? Perché una donna dovrebbe cercare di emulare un tipo di fisico che non le appartiene?
Anch’io mi sono posta questa e molte altre domande prima di iniziare questo progetto; ho cercato di documentarmi e ho parlato con le ragazze che ho fotografato per capire cosa le avesse spinte a fare una scelta così drastica.
In questo modo ho scoperto persone incredibili. Il loro è un percorso costellato di sacrifici e continue rinunce, che perseguono con
determinazione che sembra anche essere una liberazione da quella visione machista che considera le donne incapaci di raggiungere gli stessi livelli degli uomini e quindi le relega in ambienti e ruoli circoscritti. Un sillogismo che, partendo dalla superiorità fisica maschile, arriva a determinare la stessa superiorità di genere in qualsiasi altro campo.

La loro cura di sé e la loro dedizione mi hanno ricordato le donne degli anni ’50 e ’60, con la differenza radicale che all’epoca l’attenzione all’immagine era intesa principalmente per compiacere l’universo maschile, mentre oggi sembra sfidarlo.
Da qui l’idea di rielaborare gli stereotipi dell’iconografia degli anni ’50/’60, basati su una bellezza femminile addomesticata, eternamente sorridente e dedita alla cura del focolare, dove però le protagoniste sono donne forti e tenaci che diventano protagoniste della propria vita, ridefinendo il proprio ruolo nella comunità.

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