ARTE LAGUNA PRIZE

CATALOGO 21.22 and TESTI CRITICI

Luca Beatrice | Arte Laguna Prize

Luca Beatrice

La valorizzazione della creatività

Giunto oggi alla sua XVII edizione, a giudicare dal gran numero di partecipanti provenienti da oltre cinquanta paesi, Arte Laguna Prize si configura come un concorso sempre più aperto, democratico, internazionale e attento ai temi del presente. Il progetto è la continuazione della visione ben precisa dell’associazione culturale MoCA – Modern and Contemporary Art che da anni dedica la sua missione alla diffusione e valorizzazione della creatività e dell’eccellenza. Questo succede in Italia, culla dell’arte nelle epoche passate, nei primi anni Venti del XXI secolo cominciati con il trauma imprevedibile della pandemia.

Tutti ricorderanno i mesi drammatici che hanno condizionato – c’è chi sostiene per sempre – il fare creativo e l’espressione artistica. Ora che questa storia sembra quasi definitivamente archiviata, è possibile cominciare a trarne conclusioni adeguate. Per capire meglio che tipo di arte è emersa dalla lunga sospensione del tempo, forse servirà ancora qualche anno e una discreta dose di lucidità; di fronte, tuttavia, alle duecentoquaranta opere presenti in mostra è già possibile rintracciare almeno due diverse linee di tendenza: una più diaristica e isolata, una di ritrovato ottimismo. Dal 2020 è venuta meno una condizione che sembrava indispensabile per i giovani artisti: viaggiare, confrontarsi con scenari inediti, soggiornare all’estero il più a lungo possibile. Eppure, nonostante il crollo impressionante dei flussi turistici registrato nel periodo dell’isolamento, il viaggio continua a essere uno dei concetti chiave della contemporaneità. Come leggere dunque questo dato? Certamente lo spazio della rete ha permesso alla giovane comunità viaggiante di abbattere i confini senza dovere per forza prendere treni o aerei.

Come esistono i nativi digitali cresciuti di pari passo con il world wide web, allo stesso modo possiamo parlare di artisti le cui scelte stilistiche siano legate all’ultima rivoluzione del digitale, e cioè da quando i dispositivi smart sono entrati nella vita quotidiana modificando ancora una volta il nostro rapporto con la realtà.
Fino a pochi anni fa molte gallerie non avevano un sito web e le fiere d’arte online avevano un riscontro discutibile – impressionate se si pensa che Amazon vende libri online dal 1995 e che eBay è stato fondato nello stesso anno. Una resistenza indubbiamente legata alla struttura sociale del mondo dell’arte e alle peculiarità di un mercato che per troppo tempo ha privilegiato la fruizione diretta. Eppure, a ben vedere dal successo in costante crescita di Arte Laguna Prize, ripensare l’esperienza tradizionale è fondamentale – soprattutto nei casi in cui riesce ad accorciare le distanze e a offrire una panoramica più vasta possibile sull’attuale stato dell’arte. Nei decenni e attraverso le tendenze, le discipline tradizionali hanno dovuto vedersela con i nuovi media, ripiegandosi su se stesse e costrette a lottare per la sopravvivenza.

Alla domanda: è ancora possibile definire l’arte in maniera precisa come in passato? La riposta, probabilmente no, e questo vale per la pittura, la scultura, la fotografia o il video, giusto per citare alcune delle espressioni più riconoscibili e consolidate. Oggi, peraltro, le categorie estetiche non corrispondono più ai sistemi di rappresentazione novecenteschi, a testimonianza dell’esistenza di un’energia sempre più ibrida in cui le varie discipline – visive, performative, multimediali – possono addirittura essere compresenti. Tutto ciò comporta una parziale rinuncia allo stile, che non significa non riuscire più a riconoscere il linguaggio di un artista ma a togliere quella corazza che rischia, a lungo andare, di trasformarsi in un cliché. A supporto c’è una sintassi, una grammatica, un repertorio di universi articolati. Ecco allora che non assistiamo più alla prevalenza di un genere sull’altro, ma a una specie di vortice in cui tutte le arti concorrono in egual misura invadendo lo spazio, smaterializzandosi, fondendosi con altri codici, diventando performance, nutrendosi sì di stimoli virtuali ma restando saldamente ancorate a quella dimensione artigianale così insita nel rapporto tra l’artista e il proprio lavoro.

Louise fedotovclements | ArteLaguna

Louise Fedotov-Clements

Sono felice di aver fatto parte della giuria del prestigioso Premio Arte Laguna e di aver potuto esaminare l’ampia varietà di candidature ricevute, dal carattere internazionale e multidisciplinare: la qualità e la diversità dei lavori erano a dir poco eccellenti. Come curatore, trovo molto entusiasmante il poter vedere queste proposte provenienti da tutto il mondo e il poter incontrare nuovi talenti. Inoltrare la propria candidatura a bandi come Arte Laguna Prize costituisce una tappa essenziale nel far emergere il proprio profilo d’artista ed aumentare la propria visibilità.

Il programma di Arte Laguna Prize offre la possibilità di riconoscere il lavoro di artisti eccellenti che operano attraverso diverse forme artistiche, inclusa la fotografia. Vorrei, di seguito, evidenziare le mie riflessioni sulle opere fotografiche. In quanto membro della giuria, trovo affascinante vedere la varietà di idee e di approcci racchiusa in ogni candidatura. Ciascuna proposta indaga molteplici temi, dal documentario a lungometraggio a più ampie questioni di carattere culturale, economico e politico alle serie concettualmente ispirate, siano esse di natura digitale, analogica, generativa, performativa e non solo.

Per le diverse centinaia di idee presentate, abbiamo visto fotografie argute ed accattivanti, provenienti da tutto il mondo, le cui idee e tecniche spaziavano dalle affascinanti e surreali vedute urbane generate dall’intelligenza artificiale (AI) di Van Den Ouden, alle sublimi montagne illuminate dalla luna di Yarid Bandilli, ai giganteschi cianotipi su tessuto di Brigitte Gaggl, agli alberi fluttuanti di Marcel Stahn e agli edifici suburbani senza volto di Thomas Schlareth. Il tema esplorato dalle opere dei finalisti delinea il tempo in cui ci troviamo attraverso una manifestazione contemporanea della politica, delle storie familiari, dei paesaggi, della malattia mentale, del clima, delle relazioni, della solitudine, del conflitto, del controllo e del sublime: tutti argomenti rilevanti che sono stati indagati in dettaglio all’interno delle opere.

Un progetto che, nello specifico, ha impresso una forte immagine nella mia mente è il lavoro di Kriss Munsya “Dreams Tonite. Highway Reflections. The Eraser” un’immagine dal grande impatto visivo ed emotivamente molto potente che affonda le sue radici nell’impatto di un viaggio in auto di una famiglia. L’opera unisce le esperienze del passato alle possibilità del futuro. Una narrativa rivoluzionaria che pone al centro un uomo di colore che ripercorre dei traumi di natura razziale – che in passato considerava normali ma che nel presente hanno assunto un nuovo significato – e l’importanza del lavorare con la memoria per condividere le lezioni che ha imparato. L’immagine risultante è esteticamente accattivante ma anche orientata politicamente, intelligentemente suggestiva, complessa e di estrema importanza.

Avendo ricevuto così tanti validi pensieri ed espressioni, è stata una grande responsabilità, un piacere e una sfida selezionare gli artisti. Come per la maggior parte degli interventi di una giuria, è una sfida visionare le opere online, apprezzandone la profondità e le sfumature delle idee e delle intenzioni. Tuttavia, il nostro processo di selezione ci ha permesso di leggere, riflettere e revisionare tutte le candidature al fine di apprezzare i lavori. Comprendo che per ogni artista il proprio lavoro sia davvero molto importante ed incoraggio ogni artista ad ogni livello a candidarsi ad opportunità come questa, ad andare avanti con il proprio lavoro e a continuare a sviluppare la fiducia nel trovare la propria voce e le proprie strategie di comunicazione visiva.

In qualità di giurato incaricato della selezione delle opere per Arte Laguna Prize, cercavo qualcosa di autentico o con un elemento speciale o un dettaglio che non avevo mai visto prima. Si fosse trattato di una sfumatura sottile o di un colpo di scena spettacolare. Principalmente volevo vedere qualcosa di autentico e sincero per l’artista. Sono interessato ad ogni pratica artistica, la cosa principale è che l’opera sia fedele al proprio creatore e al soggetto. L’opera deve anche essere in qualche modo provocante, attraverso le idee e/o la composizione come una singola immagine o una serie. Sono anche molto interessato al contenuto etico e politico dell’immagine, così come il modo in cui le opere comunicano e mi fanno riflettere. Tutti i finalisti hanno dimostrato di avere dei punti di vista eccezionali; vorrei anche sottolineare come tutti gli artisti selezionati ci hanno mostrato la ricchezza che è possibile raggiungere andando in profondità piuttosto che allargando il campo.

Premoli | ArteLaguna

Danilo Premoli

Di che cosa parliamo quando diciamo: “Design”? Del mondo come noi lo conosciamo: tutto intorno a noi, infatti, è stato (più o meno bene) disegnato. Per riassumere con una famosa frase: “Dal cucchiaio alla città”. Ma oggi questo non basta: il design rivendica (o dovrebbe rivendicare) una sua emozionalità, una sua poesia che va al di là dell’utilità e della necessità delle cose. E questa libertà, questo slegarsi dai vincoli della funzione e della forma, trova un proprio spazio e una sua ragione anche in occasione della partecipazione al premio Arte Laguna Prize. Non dover fare i conti con i vincoli industriali di produzione seriale e di commercializzazione che si appoggia sui numeri, il design si posiziona (comodamente?) a metà strada tra l’arte e l’editoria. Allora la tipologia dell’oggetto spazia in grande libertà dai tavoli alle sedute, dai contenitori ai divani; i materiali dai legni alle carte, dai metalli alle plastiche; le finiture e le superfici dalle più povere alle più preziose. “Non è possibile valutare un’innovazione chiedendo le opinioni dei potenziali clienti – ha scritto nel 2004 Donald Norman, all’epoca docente di scienze cognitive, nel suo saggio Emotional Design -. La gente affermava che avrebbe apprezzato alcuni prodotti che poi si sono rivelati un insuccesso sul mercato o sosteneva di non essere per nulla interessata a prodotti che hanno poi riscosso un enorme successo commerciale. Il telefono cellulare è un buon esempio”. Auguriamo la stessa fortuna anche a questo nuovo design in mostra.