![]() | MARCO BIZZARRI |
Video Art and Short Films

VORTEX, 2020
Land art ,video,coal
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Un turbine di emozioni crude, che lasciano scoperte delle cicatrici. Un guscio che viene aperto da mani sporche, nere, consumate dal lavoro. Le rovine della miniera raccontano una storia ormai passata, ma che si rivela ancora tramite quello che è succeduto. Un percorso attuato nel passato che fa ancorare una riflessione, nelle nostre menti, sull’importanza del prendersi cura della terra attraverso il simbolo ancestrale del vortice: forze contrastanti all’interno che vengono spinte verso l’esterno e si disperdono nello spazio circostante. Attrazione, spinta, calma e turbolenza, vita e abbandono, ad ogni cosa corrisponde una antitesi ben definita. L’intenzione è proprio quella di toccare e smuovere la nostra coscienza sull’utilizzo smisurato e improprio che si fa del suolo; un monito di importanza inequivocabile circondato dalla desolazione del deserto di Atacama.
Testo realizzato dalla studentessa Alessia Calzoni, Accademia di Belle Arti Santa Giulia di Brescia
![]() | CHARIF KHALIL E BONISSON MARCOSborn in Rio De Janeiro, Brazil 1967| lives in Rio De Janeiro, Brazil |

KOPACABANA, 2019
Super 8,digital
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Parole taglienti, incisive, aspre accompagnano e narrano la visione di frammenti rubati dalla realtà quotidiana di Copacabana, quartiere brasiliano da sempre considerato teatro di episodi di violenze e criminalità. I due video artists originari di Rio De Janeiro, Khalil Charif e Marcos Bonisson, intendono mostrare, grazie al loro breve film dai tratti documentaristici, alcune immagini catturate da momenti di vita quotidiana del celebre quartiere, dalle sue affollate vie principali ai suoi vicoli più bui. Protagoniste del montaggio sono situazioni e persone appartenenti tanto al passato quanto al presente, come testimonianza di una realtà cittadina così tormentata da non permettere quasi di lasciare speranza a una possibile redenzione futura. Accompagnata dalla traccia audio realizzata dal musicista brasiliano Arnaldo Brandão e caratterizzata da momenti di tensione costante, la voce risoluta del poeta locale Fausto Fawcett diventa un aspro canto di esasperazione e impotenza che, grazie alla sua ritmica e intensità, è capace di creare nel fruitore un senso di forte compassione, regalandoci il suo onesto e appassionato Bem-vindo a Copacabana.
Testo realizzato dalla studentessa Francesca Bresciani, Accademia di Belle Arti Santa Giulia di Brescia
![]() | ALEXANDRE ERRE |

WHAT LIES BEYOND THE HORIZON, 2020
Video
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Un mare, delle navi, un orizzonte. Cosa c’è oltre?
Lo sguardo dello spettatore viene rapito dalla bellezza del paesaggio, dalla calma del mare e dal susseguirsi di immagini in trasparenza che fluttuano sull’acqua.
Un’isola, la cui esistenza sembra essere in bilico tra l’essere e il dissolversi. Le rotte nautiche segnano il mare, sovrapponendosi al paesaggio naturale. Cosa c’è oltre? Alexandre Erre indaga le questioni geopolitiche che circondano l’essere umano e più precisamente il Mare del Sud. La relazione che l’uomo ha instaurato con la Natura è nociva, invadente e si ripercuote non solo sulla natura stessa, ma anche sulle vite dei singoli individui.
What lies beyond the horizon è una critica velata e stratificata sullo sfruttamento dei mari che lascia all’osservatore, alla sua sensibilità e al suo bagaglio di esperienze la prospettiva secondo la quale guardare quest’opera.
Testo realizzato dalla studentessa Giulia Gandini, Accademia di Belle Arti Santa Giulia di Brescia
![]() | KEVIN FRECH |

COMMUNE, 2019
Video
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È una costante lotta tra la necessità di comunicare e la tentazione di lasciarsi persuadere da strumenti che sembrano promuovere l’incomunicabilità quella che Kevin French mostra all’interno del suo breve film Commune. Il titolo da lui scelto vuole, infatti, porre l’attenzione sulla nuova concezione di comunicazione, stravolta radicalmente dal momento in cui la tecnologia ha imposto la sua presenza all’interno della nostra quotidianità. I nove protagonisti di quest’opera di video arte mostrano proprio gli effetti che le nuove forme di comunicazione hanno prodotto sul nostro linguaggio, a livello tanto verbale quanto espressivo. Quasi come un’accurata analisi di un esperimento sociale, ciò che colpisce sono le risposte che il nostro corpo continua a mostrare nonostante le regole di questo gioco interpersonale siano state profondamente cambiate. Sebbene la distanza svolga un ruolo incisivo e disturbante all’interno della dinamica creata, è inevitabile soffermarsi sulla forza del linguaggio del corpo del singolo che, solo se fruito all’interno di una visione d’insieme, attraverso la costituzione di una piccola comunità che condivide gli stessi codici comunicativi, dimostra di non aver perso sua forza espressiva, preservando ancora il suo lato più umano.
Testo realizzato dalla studentessa Francesca Bresciani, Accademia di Belle Arti Santa Giulia di Brescia
![]() | YUAN GAO |

CLOUD OF THE UNKNOWN, 2019
Animation,video,film
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Un’atmosfera surreale, una figura straniante che sembra fluttuare come un’ombra nella notte, mani che prendono il volo come bianche colombe. Un ricordo, forse un sogno. Così ci appare l’onirico mondo dell’artista Yuan Gao, finalista della 14° edizione del Premio Arte Laguna grazie a Cloud of the Unknown, corto di animazione in cui viene messa in scena una realtà altra in cui il sogno si presenta come uno spazio-tempo parallelo al nostro, una dimensione per l’autrice tanto reale quanto la vita stessa. Nata e cresciuta nella chiusa e opprimente società cinese, questa giovane artista riconosce nell’arte l’unico mezzo di evasione e di espressione personale priva di vincoli. L’animazione è per lei crasi delle sue più grandi passioni. Filosofia, pittura e scrittura hanno dato vita alla sua poetica finalizzata al cambiamento: una lotta pacifica fatta di colori e pennelli. Yuan Gao invita, quindi, a una riflessione concernente il mondo in cui viviamo attraverso un linguaggio che punta a toccare il cuore delle persone.
Testo realizzato dalla studentessa Francesca Bresciani, Accademia di Belle Arti Santa Giulia di Brescia
![]() | ALEJANDRA GLEZ |

RISA Y LLANTO, 2019
Video
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Una dicotomia presente in ogni persona: il riso e il pianto. Emozioni base che impariamo a esprimere sin dalla tenera età. Nonostante questo, però, vedere qualcuno piangere ha sempre una forte peso per chi osserva, come se le emozioni negative dovessero essere nascoste, celate agli occhi altrui. Glez Alejandra non vuole solo indagare i sentimenti umani, ma vuole mettere in luce le sofferenze più intime che le donne ogni giorno sono costrette a subire e a occultare secondo le regole della società e della cultura. Esatto, ancora oggi, il corpo e l’animo femminili subiscono quotidianamente delle ferite che non dovrebbero essere più concepite. La cultura sta cambiando, è vero, ma lo sta facendo troppo lentamente rispetto alle esigenze e ai problemi che la società ogni giorno ci pone davanti.
Nel filmato abbiamo lo schermo diviso in due parti: in quella a destra vediamo parte del volto dell’artista, mentre sta piangendo silenziosamente; in quella di sinistra la si vede e si sente ridere fragorosamente. Due lati di una stessa medaglia. Mostrarsi sempre sorridenti e felici, nonostante internamente si stia soffrendo. Anche questo è un trauma e anche questo deve essere curato dando il giusto peso ai sentimenti.
Testo realizzato dalla studentessa Giulia Saiani, Accademia di Belle Arti Santa Giulia di Brescia
![]() | HONEY & BUNNYborn in Vienna, Austria 1974 | lives in Vienna, Austria |

ARCHITECTURAL LANGUAGE 04, 2018
Seta
93x105x3 cm
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Food Design, documentario realizzato dallo studio Honey & Bunny in occasione della mostra “food design” al MuseumsQuartier di Vienna, si pone all’interno del contesto artistico contemporaneo come testimonianza volta a mostrare, attraverso una precisa analisi sociologica e culturale, il ruolo fondamentale del design dei prodotti alimentari all’interno delle dinamiche di compravendita. Sonja Stummerer and Martin Hablesreiter intendono, così, indagare il complesso legame che gli individui sono inconsapevolmente portati a instaurare con i prodotti di mercato e, in particolar modo con il cibo, rivelando, quindi, come un determinato packaging, una particolare scelta cromatica o un iconico design siano in grado di orientare le scelte dei consumatori, andando così a definire quelli che sono degli standard imprescindibili di un prodotto, sebbene essi siano del tutto superflui e non determinanti rispetto alla funzionalità del bene stesso. Dimentichiamoci del canonico e più tradizionale concetto di design, usciamo persino dalle cucine dei più celebri ristoranti stellati: protagonisti di questo complesso meccanismo sono comuni biscotti da té, dorate crocchette di pollo e variopinte bibite gassate, oggi capaci di regalare vere e proprie esperienze all’insaziabile consumatore contemporaneo.
Testo realizzato dalla studentessa Francesca Bresciani, Accademia di Belle Arti Santa Giulia di Brescia
![]() | SHIR HANDELSMAN |

REBIRTH, 2017
Video
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Francia, metropolitana di Parigi. Un luogo di passaggio delimitato dai tornelli che consentono lo spostamento da fuori a dentro e viceversa. Le persone passeggiano, si muovono in questo spazio rispettando le regole del comportamento sociale da tenere in uno spazio pubblico.
Tutto sembra mostrare una situazione conosciuta e quotidiana e l’osservatore inizialmente è rassicurato, fino a quando non si rende conto che la sua percezione è stata alterata. Shir Handelsman manipola l’immagine affinché una situazione ordinaria diventi surreale. Così facendo le persone in Rebirth superano i tornelli e scompaiono, cambiano aspetto, diventano un’altra persona. “In questo modo le persone in Rebirth, superando i tornelli, possono scomparire o cambiare totalmente fisionomia.”
Non esiste più il concetto di entrare o uscire, la metropolitana si trasforma in una linea di confine, vi è un’interruzione e successivamente il disordine.
L’artista cerca di rompere l’ordine di una situazione abituale per creare una nuova immagine strettamente legata alla nozione filosofica e religiosa di rinascita.
Testo realizzato dalla studentessa Giulia Gandini, Accademia di Belle Arti Santa Giulia di Brescia
![]() | OUELLET KENJI |

IN DOG YEARS I’M DEAD, 2018
Hd video,stereo
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In Dog Years I’m Dead è la rappresentazione audiovisiva della controversa realtà contemporanea. A partire da una situazione canonica, distante dalla concezione attuale di “intrattenimento”, il video artist canadese Kenji Ouellet, intende creare inavvertitamente un sottile momento di rottura, portando così l’attenzione sulla tematica principale. La sala da ballo, all’interno della quale giovani studentesse si dedicano allo svolgimento di esercizi di routine, diventa pretesto per mettere in luce quelli che sono gli stimoli e le influenze culturali che quotidianamente entrano in contatto con i ragazzi e ragazze figli del XXI secolo. Ci troviamo, infatti, davanti a una generazione profondamente toccata da prodotti culturali di natura ambivalente, nella quale televisione e smartphone svolgono un ruolo cruciale, permettendo ai più giovani di accedere ad un pozzo infinito di informazioni e conoscenze. Ciò che viene messo in evidenza dall’artista è però la mancanza di riferimenti, di capacità di discernimento e valutazione. È così che personalità come Mikhail Baryschnikov, George Balanchine e Samuel Beckett si confondono nell’immaginario comune insieme a quelle di Kim Kardashian e Sasha Grey, perdendo così irreversibilmente il confine tra ciò che è intellettualmente di valore e ciò che, invece, rientra nel mero intrattenimento popolare.
Testo realizzato dalla studentessa Francesca Bresciani, Accademia di Belle Arti Santa Giulia di Brescia
![]() | FRANCESCA LEONI AND DAVIDE MASTRANGELO |

ALZAIA (S), 2019
Video
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L’opera Alzaia(S), ispirata al dipinto di Telemaco Signorini Alzaia (1864), vuole essere una critica nei confronti della società e delle sue contraddizioni, che muovono i loro primi passi nel passato, mutando con l’avanzare del tempo e giungendo infine rovinosamente fino ai giorni nostri. Signorini trattava il tema della difficile condizione della classe operaia rispetto all’indifferenza della classe sociale più ricca e agiata. La simmetria matematica di quest’opera viene oggi ripresa in maniera magistrale da Francesca Leoni e Davide Mastrangelo, grazie ai quali le dittature della ricchezza e del lusso vengono sostituite da una tecnocrazia conosciuta troppo bene anche nelle nostre vite quotidiane. La schiavitù diviene oggi, quindi, una condizione riscontrabile nell’eccessivo utilizzo dei dispositivi tecnologici che costellano le nostre vite, rendendoci a volte ciechi davanti a quelle stesse realtà che in prima persona stiamo vivendo. Il parallelismo tra il passato – e le sue debolezze – e il presente – con le paure che stiamo oggi vivendo – crea un filo indissolubile tra linee temporali diverse, presentandoci un’anticipazione sconcertante di ciò che in futuro ci potrebbe attendere. L’incontro tra antico e moderno diviene il terreno di battaglia tra mondi differenti, che trascinano ai loro piedi problematiche diverse, ma pur sempre difficili da estirpare e superare.
Testo realizzato dalla studentessa Natalie Zangari, Accademia di Belle Arti Santa Giulia di Brescia
![]() | LAURA MAGNUSSON |

BLUE, 2019
Video, film,water
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Sola sotto le acque del Messico, il nulla, il vuoto. Assieme ad un giaccone imbottito di pelliccia e fornito di cappuccio, degli stivali invernali e un serbatoio d’acqua, una donna. Una donna che cammina, scava ed espira con fatica in assoluto silenzio. Blue è un cortometraggio che ritrae un’arma da guerra, un atto di aggressione e un crimine contro l’umanità: la violenza sessuale. Questa malattia che danneggia tutti quanti è un trauma che vive nei ricordi dell’artista Laura Magnusson, sotto le acque oceaniche, in un’atmosfera intima, spirituale, onirica e profonda. In questa veduta psicologica si testimonia non solo la complessità dello shock, ma anche il processo di guarigione in corso. La gente è piena di ferite, ma solo alcune di queste riescono a guarire lasciando una cicatrice. Una cicatrice che non farà mai scordare quello che si ha passato. Alcune angosce, alcuni traumi, li portiamo con noi ovunque con il loro insostituibile dolore.
Testo realizzato dalla studentessa Sulbie Osmani, Accademia di Belle Arti Santa Giulia di Brescia
![]() | GIORGIA MARIA MALANDRINO |

GEOIDENTITY:LOGGING THE BORDER_ ECHOES AROUND THE WORLD, 2019
Video
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Persone che migrano. Persone che si spostano verso nuove sedi. Nostri fratelli, nostri parenti, sconosciuti che cercano una vita migliore lontano dalla povertà, dalla fame, dall’ingiustizia e dallo sfruttamento. L’opera Geoidentity: logging the border_Echoes around the world indaga questi temi. L’artista Giorgia Maria Malandrino, in questo cortometraggio, ha raccolto diverse storie, diverse esperienze, diverse testimonianze che hanno vissuto in prima persona la migrazione. Le voci provenienti dal Sud America, dal Kenya, dalla Siria e dalla Costa d’Avorio riportano il loro vissuto ed espongono i loro problemi: sono costretti ad abbandonare improvvisamente le loro case, lasciando tutto quello che hanno costruito, tutto ciò per cui hanno studiato, documenti, certificati, diplomi, tralasciando la propria identità. Questa opera descrive la delusione, l’insoddisfazione e la frustrazione di non poter essere ciò che si è stati nella propria città, di non poter trovare lavoro e proseguire gli studi in altre capitali.
Bisogna aiutarsi perché le vite sono tutte connesse. Noi siamo tutti interconnessi.
Testo realizzato dalla studentessa Sulbie Osmani, Accademia di Belle Arti Santa Giulia di Brescia
![]() | REBECA MENDEZ |

ANY INSTANT WHATEVER, 2020
Video projection, video art, installation art
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Infinite ed irriproducibili sfumature di blu. Una gamma cromatica che cela la sublime bellezza dell’immensità del firmamento. Any – Instant – Whatever dona respiro, freschezza e tranquillità, facendo emergere nello spettatore sensazioni contrastanti ed enigmatiche. Rebeca Mendez, con la sua videoproiezione, scompone e ricompone il cielo diurno in ogni istante, in un qualsiasi frammento capace di riconnetterci al nostro passato in continua evoluzione. La ricerca artistica di Mendez, guidata dal suo interesse per la percezione e l’esperienza incarnata, esplora, da un punto di vista dinamico, le diverse modalità con le quali le culture si relazionano con la natura, con il nostro luminoso cielo e con i suoi fenomeni strettamente interconnessi. Il suo lavoro indaga le mille possibilità dell’uomo, il suo essere parte integrante dell’universo nel quale vive e i cambiamenti evolutivi che hanno plasmato noi stessi, il nostro pianeta e tutto ciò che si nasconde dietro quella flebile linea all’orizzonte che ci separa da un infinito sempre più incerto. Come quando, alzando gli occhi verso il cielo, ci perdiamo nell’immensurabile empireo colmo delle nostre speranze e desideri, così, osservando l’opera dell’artista, ci ritroviamo immersi in un mondo parallelo attraverso cui sbirciare nel nostro più profondo e celato io interiore.
Testo realizzato dalla studentessa Alessia Pietropinto, Accademia di Belle Arti Santa Giulia di Brescia
![]() | MONO | MENTO |

RAILWAY TITTLE – TATTLE, 2019
Film projection
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In questo casuale e inaspettato incontro, la corsa di un treno Vienna-Berlino diventa un non-lieu in cui il tempo sembra sospendere il suo frenetico scorrimento e la vita quotidiana lascia spazio a ricordi del passato e memorie lontane. Protagoniste di questo breve film dai toni intimi e delicati, intitolato railway tittle-tattle e raccontato dall’artista portoghese mono | mento, due sconosciute, due generazioni lontane, due storie che si intrecciano proprio grazie a quell’inaspettata e sorprendente confidenzialità che può nascere solo dall’incontro di persone le cui strade non si sono mai incrociate prima. È durante questo effimero momento di conoscenza personale reciproca, durante il quale il racconto delle esperienze di vita svela progressivamente il passato delle protagoniste, che la video artist originaria di Lisbona trova il pretesto per trattare temi sociali di più ampie vedute. Attraverso quelle se sembrano essere delle semplici “chiacchiere tra donne” scopriamo che ricordi d’infanzia legati all’esperienza della Seconda Guerra Mondiale e a incontri lavorativi con figure controverse sono, in realtà, più vicini di quanto potessimo immaginare alla nostra contemporaneità e alle sue complicate problematiche.
Testo realizzato dalla studentessa Francesca Bresciani, Accademia di Belle Arti Santa Giulia di Brescia
![]() | LEONHARD MÜLLNER, ROBIN KLENGEL & MICHAEL STUMPFborn in Graz, Austria 1987 | lives in Vienna, Austria |

HOW TO DISAPPEAR, 2020
Video game approbriation
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In un contesto come quello contemporaneo, in cui il valore di un videogioco sembra essere determinato dalla sua capacità di simulare fedelmente scenari reali legati a episodi di violenza cruenta e distruzione irrazionale, i video artists Leonard Müllner, Robin Klengel e Michael Stumpf intendono portare questa peculiare tipologia di esperienza ludica a un livello superiore, in termini tanto audiovisivi quanto valoriali. How to Disappear – attraverso l’uso di un linguaggio che dimostra una grande consapevolezza nell’uso di una grafica iper-realistica – intende, infatti, ricreare il processo di immedesimazione che tendenzialmente si genera nel fruitore, sradicandolo da quelli che sono i canonici obiettivi finalizzati al vincita finale. Attraverso un sincero tributo alla diserzione e alla pace, comprendiamo come “obbedienza” e “disobbedienza” non siano altro che termini privi di significato. L’intrattenimento ludico generato dall’azione si fa ora promotore di ribellione: a salvarsi non è colui che rispetta i principi narrativi standardizzati e si sottomette alle regole della guerra, bensì colui che ha il coraggio di lottare per la pace, portando all’interno della dinamica del gioco i valori e gli ideali sui quali la vita reale dovrebbe vertere.
Testo realizzato dalla studentessa Francesca Bresciani, Accademia di Belle Arti Santa Giulia di Brescia
![]() | ISABELLA PEREGO |

CARILLON, 2019
Video
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Carillon è un inno alla musica, all’amore tra due persone, ma racconta anche le difficoltà della separazione e le conseguenze della solitudine.
I protagonisti del video sono un uomo e una donna che comunicano attraverso le melodie prodotte dai carillon attaccati ai loro corpi.
La loro musica alimenta i loro sentimenti e cambia in base alle emozioni che provano. L’armonia si fa più triste quando l’uomo va via, lasciando la donna sola. La sua musica non si interrompe, ma l’andamento cambia e la mancanza del compagno si fa sempre più intensa fino a quando alla porta non si presenta un piccolo essere nero. La melodia torna più incalzante e la solitudine sembra essere spazzata via, finché si scopre che quell’essere si nutre dell’armonia della donna, fino a consumarla.
Isabella Perego utilizza la tecnica dello stop motion per animare un mondo che basa la propria comunicazione sulle note musicali. Non esistono parole, ma solo una musica in grado di essere universale e comprensibile da tutti.
Testo realizzato dalla studentessa Giulia Gandini, Accademia di Belle Arti Santa Giulia di Brescia
![]() | LUME PROJECT |

INUTILE, VIVA, 2020
Video
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Annientamento, perdita di tutto ciò che sei, dolore psicofisico, rallentamento… questo è ciò che si pensa di fronte al termine Alzheimer. Ma il video vuole andare oltre il pensiero comune ed è un urlo, un lamento che vuole scuotere le coscienze di tutti noi, attraverso la voce narrante di nonna Carmen.
Con estrema calma, ma con un forte impatto audiovisivo, ci viene raccontata la sua quotidianità di persona malata di Alzheimer. Vuole dirci di non dimenticarla, ma di amarla con i suoi limiti e le sue fragilità. Lo scorrere tra le stanze dell’appartamento in solitudine è un invito a non abbandonare i malati come lei, una richiesta discreta di aiuto e di sostegno.
La scritta inutile con caratteri sottili, si contrappone alla scritta viva in grassetto perché, come dice la protagonista, “ho smesso di fare luce ma sono ancora viva” e per questo degna di essere ascoltata e rispettata. È un bellissimo messaggio sociale, ricco di emozione e di pathos, in antitesi con la fragilità del soggetto sofferente.
La luce soffusa, la brezza che entra nella stanza spostando le tende e le inquadrature ricche di particolari e dettagli rendono questo video denso di significati e di bellezza poetica. La scelta di far raccontare il proprio stato d’animo direttamente da una persona anziana, affetta dalla malattia, coinvolge e ottimizza maggiormente lo spettatore e ottimizza al meglio il messaggio che si vuole veicolare.
Testo realizzato dalla studentessa Laura Pintossi, Accademia di Belle Arti Santa Giulia di Brescia
![]() | MARSHAMSTREET |

WHY AM I EVEN HERE, 2020
Photography ,video,audio
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La pandemia. Novanta giorni. Un ritratto. Tre fotografie al giorno nello stesso luogo. L’adolescenza, la figlia Penelope, il disagio di non poter vivere, condividere e sperimentare luoghi e situazioni nuove. La paura, l’angoscia, lo straniamento. Una famiglia.
Why am i even here è una narrazione delicata di una situazione difficile. Penelope si posiziona ogni giorno per tre mesi davanti alla fotocamera per affrontare una condizione estenuante, le cui uniche caratteristiche sono l’isolamento e l’immobilità. I giorni, i mesi passano e le emozioni si accavallano, si confondono, si animano. Il centro del trittico rappresenta lo stato di alienazione proprio di questo periodo. Un’immagine immobile, sempre uguale a se stessa, a modificarsi è solo la vegetazione, che cresce rigogliosa mentre l’intera umanità è ferma, sospesa. Le immagini che affiancano quella centrale rappresentano gli stati d’animo che Penelope vive giorno dopo giorno. Marshamstreet creano un’opera carica di tensione e ansia che si risolve con l’assenza dell’umanità.
Testo realizzato dalla studentessa Giulia Gandini, Accademia di Belle Arti Santa Giulia di Brescia
![]() | ANNA SKOROMNAYA |

SWEET CORNER, 2018
Video
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Azioni meccaniche, decontestualizzate. Espressioni vitree, assenti, perse in una dimensione irrisoria. Anime condannate e succubi di un sistema dal quale è impossibile svincolarsi. Bambini senza nome comunicano, attraverso un accentuato linguaggio non verbale, ciò che si cela dietro lo sfruttamento minorile da parte della società contemporanea. Anna Skoromnaya, artista alla continua ricerca di innovativi mezzi espressivi utili per conferire al lavoro finale maggiore multi-sensorialità, affronta il tema della tutela dei diritti dell’infanzia utilizzando delle immagini in grado di raccontare una storia da cui emerge la stridente contrapposizione tra il nostro piano ideale e quello reale al quale questi piccoli sono costretti. Una narrazione senza lieto fine in cui i singoli protagonisti si trovano ad affrontare continuamente la cruda ed infima realtà difficile da cambiare, impossibile da contrastare. La video-installazione, appartenente al ciclo «Kindergarten» è un’opera fortemente emotiva capace di trasmettere, attraverso il contatto visivo dei bambini, angoscia, tristezza e rassegnazione. Il loro è uno sguardo frammentato, spezzato, distrutto dal peso della loro stessa esistenza, uno sguardo che si disgrega in ciascuno di noi e si dissolve lentamente senza lasciare traccia, come l’immagine ultima della bambina che avanza verso lo spettatore, immagine di cui non rimarrà altro che il suo indelebile e toccante ricordo.
Testo realizzato dalla studentessa Alessia Pietropinto, Accademia di Belle Arti Santa Giulia di Brescia
![]() | TSENG YU CHINborn in Taipei, Taiwan 1978 | lives in Taipei, Taiwan |

SHIVERING WALL, 2019
Video, sound, installation
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Chin Tseng Yu utilizza lo spazio, il suono e le immagini per creare un ambiente immersivo e alienante affinché lo spettatore possa essere inglobato, non solo mentalmente, ma anche fisicamente nell’installazione.
Shivering wall è composto da quattro video proiettati in una stanza buia e un altoparlante produce un forte rumore a bassa frequenza
L’atmosfera è cupa e le immagini mostrano una festa: corpi ammassati sono distesi uno sopra l’altro e si muovono stanchi e lenti. L’unica persona che sembra esser sveglia è una ragazza, alienata da se stessa che sembra voler essere altrove. Una luce illumina la scena mettendo in mostra le persone, i visi, alcune parti della stanza. L’illuminazione permette di mettere meglio a fuoco la situazione, come se fosse una presenza in grado perdere per mano lo spettatore, staccarlo dal proprio corpo e mostrare lo straniamento, la solitudine e l’isolamento che l’essere umano è in grado di creare.
Chin Tseng Yu mette in discussione l’esistenza, le scelte e le dinamiche proprie dell’uomo, mostrandole nel tempo presente.
Testo realizzato dalla studentessa Giulia Gandini, Accademia di Belle Arti Santa Giulia di Brescia





















