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L’arte queer in mostra ad Arte Laguna Prize

Vera e propria burning issue del tempo presente – in cui certe conquiste e rivendicazioni poggiano ancora su un equilibrio precario – la questione dei diritti LGBTQIA+ trova nelle pratiche artistiche uno degli strumenti di sensibilizzazione più efficaci. L’arte queer sta conquistando un posto sempre più rilevante nel panorama artistico contemporaneo; oggi, diversi musei e mostre in tutto il mondo dedicano uno sguardo approfondito alla cultura Lgbt valorizzando gli artisti portabandiera. Arte Laguna Prize – premio artistico dalla portata internazionale – non fa eccezione, presentando fino al 16 aprile 2023 all’Arsenale Nord di Venezia una serie di opere che celebrano la comunità Lgbt e le relative sfide nel presente. Diversi lavori svelano il talvolta complesso processo introspettivo che porta alla consapevolezza della propria identità. Un’altra declinazione del tema riguarda, invece, gli ostacoli incontrati in società, a partire dagli sguardi giudicanti fino alle non rare aggressioni fisiche e verbali. Pittura, fotografia, arte digitale, installazioni: sono diversi i mezzi espressivi scelti per distruggere tabù e denunciare lo stigma sociale associato all’omo, alla bi e alla transessualità.

Unione, diversità ed inclusione sono i temi portanti di Hopeful (2021), installazione dell’artista costaricano Ale Rambar, composta da 1670 strisce di carta colorate unite tra loro creando delle vivaci cascate arcobaleno. I visitatori sono invitati a scegliere, tra le tante fasce cromatiche, la striscia in cui si riconoscono maggiormente: ecco, dietro a quel colore sono racchiusi la storia, i desideri, la visione del mondo di ciascuno. Attorno alla banda individuata, però, ve ne sono tante altre, alcune dello stesso colore, altre di sfumature diverse; questi elementi simboleggiano la comunità in cui ognuno è inserito, composta da persone talvolta simili a noi, talvolta del tutto differenti. L’invito dell’artista è quello di prendere per mano chi ci circonda, iniziando a considerare la comunità come un’unione di colori, di storie, di vissuti diversi. L’opera rappresenta le speranze di un futuro in cui ciascun individuo riuscirà ad abbracciare ed accogliere gli altri, accettando i rispettivi colori. Particolare rilevanza assumono anche gli specchi posti alla base dell’installazione. Essi hanno la forma di una goccia che genera un’increspatura sulla superficie dell’acqua, metafora di come ogni azione che compiamo o ogni parola che pronunciamo provochi un «ripple effect», un effetto a catena, e porti con sé delle conseguenze. È un’opera che, come racconta l’artista, «parla di amore verso se stessi e verso le persone attorno a noi. Parla di abbracciare le differenze che ci rendono unici e di accettare le persone per quello che sono, che la pensino in modo simile a noi oppure no».

A ribadire il concetto di unione è anche il collettivo SINE QUA NON ART con la performance O futuro é ancestral (2022). Coprendo il volto e il corpo di perline adesive colorate, i coreografi e performer francesi Christophe Béranger e Jonathan Pranlas-Descours mettono in scena una danza complessa che sottolinea la vulnerabilità umana e propone una solidale coesione tra le persone come unica soluzione alla disgregazione della società.

Rabee Bagshani, invece, attinge alla storia iraniana per dimostrare come, a volte, il passato si sia dimostrato più progressista del presente. In King’s Sons (2018) viene evocata il cosiddetto Qajar Iran (1794-1925), un periodo storico contraddistinto da numerose riforme sociali e da una visione molto fluida dei concetti di bellezza maschile e femminile. Donne e uomini, infatti, venivano raffigurati con caratteristiche fisiche e corporee molto simili, inoltre all’epoca non era raro imbattersi in opere d’arte che presentavano coppie dello stesso sesso. L’artista cita, ad esempio, certe illustrazioni realizzate durante il governo della dinastia dei Safavidi che proponevano alcuni «abbracci intimi uomo-uomo spesso catalogati come “coppia amorosa”». In aggiunta – spiega l’artista – era una pratica diffusa che certe «figure potenti, autorevoli o influenti, appartenenti alla classe alta, avessero una preferenza per i maschi, nonostante fossero sposati o avessero delle concubine». Dalla fine del XIX secolo, tuttavia, la rappresentazione di coppie omosessuali scomparve progressivamente a causa di molteplici fattori socioculturali.

Rovesciare gli schemi artistici ormai consolidati è uno degli intenti anche di Diana Rad la quale, nel suo Terrarium (2022), pone al centro dell’opera una coppia gay, con due uomini avvolti in un abbraccio sotto una luna piena. La scelta non si configura solo come un omaggio al movimento Lgbt ma anche come un’esortazione ad un maggior ricorso a modelli maschili in contesti caratterizzati da un grado di tenerezza ed affettuosità solitamente associato all’universo femminile. Nello sviluppare tale intento, Jacopo Dimastrogiovanni trova un esempio in Luca Guadagnino, regista del film Call me by your name, fonte di ispirazione per il suo dipinto I can’t believe you changed it again! (2021). Alessandro De Marinis, invece, esplora questo filone trattando il tema dell’amore gemellare nella serie Inseparabili – Gianco et Poncho (2021). In particolare, nell’opera esposta all’Arsenale Nord di Venezia, i due protagonisti, costretti in casa a causa della pandemia, scoprono la possibilità di vivere insieme, in simbiosi, creando, come spiega l’autore, «un uomo unico, al di là delle leggi terrene e senza alcun obbligo emotivo». L’artista cita anche le tre istituzioni che, nella società, si frappongono al percorso di ricerca identitaria di chi si interroga sul proprio orientamento sessuale: la scuola, la Chiesa e la famiglia. Ciascuna di esse cerca di incanalare e normalizzare anche le vite di Gianco e Poncho ma, per loro, De Marinis ha previsto un lieto fine perché il loro affetto si dimostra più solido delle influenze dall’esterno. Nel suo progetto, l’artista richiama anche la questione della mascolinità, partendo anche dall’esperienza personale: «Sin dall’infanzia, non ho mai rispettato i “criteri di mascolinità”. Il mio corpo mi ha sempre permesso di migrare tra due forme, due identità. Il femminile e il maschile sono in simbiosi in me e, nei miei lavori, si uniscono. […] L’unione fa paura; il mio progetto si legge dunque come una lotta continua contro chi rifiuta l’idea che un corpo possa contenere le due nature: uomo e donna».

Fabian Albertini affronta la questione dei pregiudizi associati alla comunità Lgbt, citando, in associazione alla sua opera fotografica Controlled Lives – Paris 2017 (2017), uno studio della Stanford University: «utilizzando più di 30 mila immagini prese da un sito di incontri, gli scienziati hanno addestrato un sistema di riconoscimento facciale per identificare l’orientamento sessuale di una persona dalle caratteristiche del suo volto». A fronte di questa pratica lombrosiana messa in atto attraverso l’intelligenza artificiale, l’artista si chiede se l’unica via percorribile non sia quella di «mascherare, trasformare o nascondere la nostra identità come forma di protezione» dalle classificazioni del mondo esterno.

La rottura degli stereotipi gravita anche attorno a Two Swans from “Planted” Series (2020) in cui l’artista di origine israeliana Inbar Hasson pone due uomini di età diversa a condividere una vasca da bagno. L’opera spiazza lo spettatore, mettendolo in una condizione di disagio poiché viene esposto ad una situazione con la quale non è abituato a confrontarsi. È un dipinto che espone a un momento intimo della vita dei protagonisti, evidenziando allo stesso tempo la fragilità e la solitudine delle loro esistenze, il desiderio di amore che non conosce sesso né età.

 

Lista degli artisti, delle opere e immagini:

Ale Rambar https://artelaguna.world/sculpture/hopeful.57288/

SINE QUA NON ART https://artelaguna.world/performance/o-futuro-E-ancestral/

Rabee Bagshani https://artelaguna.world/graphics/king-s-sons/

Diana Rad https://artelaguna.world/graphics/terrarium/

Jacopo Dimastrogiovanni https://artelaguna.world/paintings/i-can-t-believe-you-changed-it-again/

Alessandro De Marinis https://artelaguna.world/photograph/inseparabili-giango-et-poncho.67945/

Fabian Albertini https://artelaguna.world/photograph/controlled-lives_1366/

Inbar Hasson https://artelaguna.world/paintings/two-swans-from-planted-series/

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