Quando lo scarto trova nuova vita: Arte Laguna Prize insieme a CiAL
Quando lo scarto trova nuova vita: Arte Laguna Prize insieme a CiAL, con Silvia Cerioli e il Premio Speciale Sostenibilità e Arte
Un telaio nato per sostenere fondali e luci di scena alla Scala di Milano. Frammenti di metallo, sottili e spiraliformi, rimasti dopo lavorazioni industriali di precisione millimetrica. Una materia che sembra aver portato a termine il suo scopo e che, invece, dopo tanto tempo, dopo tutto quanto, dopo il Faust, Macbeth e il Nabucco, ricomincia e trova nuova vita.
È da questa trasformazione che prende forma Germinazione d’Alluminio di Silvia Cerioli, artista vincitrice del Premio Speciale Sostenibilità e Arte della 20° edizione di Arte Laguna Prize. Con questo riconoscimento, promosso per il secondo anno in collaborazione con CiAL (Consorzio Nazionale Imballaggi Alluminio), il consorzio affida all’arte un compito concreto: rendere visibile il valore del riciclo dell’alluminio attraverso nuovi linguaggi artistici. Per gli artisti, il Premio Speciale è un’occasione di incontro che trasforma la sostenibilità da tema a forma.
Non è facile, quindi, stabilire dove finisca il rifiuto e dove cominci l’opera d’arte. Forse, perché, in questo caso, porsi domande non ha più importanza.
L’alluminio non viene nascosto, levigato fino a perdere la propria memoria, non gli viene chiesto di cambiare la propria natura, né è costretto a imitare goffamente un materiale nobile. Resta alluminio: industriale, lucente, tagliente, irregolare. Eppure, cambia il mondo che lo circonda, il modo in cui lo si guarda.
Un’infiorescenza industriale
Per l’edizione 2025 sono arrivate 107 candidature da 31 Paesi. Le proposte hanno attraversato il design, la pittura, l’installazione e la sperimentazione.
Germinazione d’Alluminio è una di queste. Opera dalla struttura dismessa, “americana” sottratta al teatro, metallo industriale morto eppure vivo di perfezione assoluta e longevità minerale, nella sua fissità di sfridi arricciati di Desio, somiglianti a radici e germogli, sfidano il tempo.
La parola “infiorescenza”, perciò, diventa una chiave di lettura. Non perché l’opera imiti un fiore ma perché cambia, come se fosse attraversata da un movimento interno. I materiali, infatti, si addensano, si sovrappongono, si spingono oltre lo spazio aereo catturando la luce e creando bagliori discontinui simili ad aurore boreali. Forse, è proprio questo il paradosso dell’opera della Cerioli. Il metallo non diventa natura, ma trova un modo per comportarsi come qualcosa di vivo.
Nella tecnica, l’artista parla di una sfida: “domare” il metallo per trasformarlo in materia vibrante. Il verbo rischia, però, di essere troppo ordinato per descrivere l’opera. Qui la lega non sembra domata ma conserva le sue asperità e la memoria delle lavorazioni di precisione da cui proviene. Il risultato è una trasformazione ancora in corso, affidata a una superficie che chiede di essere attraversata con lo sguardo. Un campo dove pieni e vuoti si rincorrono, dandoci modo di riempire quegli stessi spazi, di tessere nella trama, di donargli massa attraverso la nostra vista.

La germinazione dell’opera
Le dimensioni dell’opera, 110x104x10 centimetri, ne definiscono una presenza architettonica tanto da trattenere e allo stesso tempo far esplodere i frammenti; dove non tutti producono lo stesso effetto, non tutti sono facilmente leggibili. È proprio questa disomogeneità a rendere credibile la germinazione.
Nel scegliere quest’opera Gennaro Galdo, responsabile alla comunicazione presso CiAL, afferma «Il progetto selezionato interpreta in modo poetico e visivamente potente il tema della rinascita, strettamente legato al valore del riciclo e alla capacità dell’alluminio di trasformarsi e rinascere continuamente. L’artista, con la sua opera, riesce a raccontare il ciclo infinito di recupero e rigenerazione del materiale, rendendo tangibile il concetto che ogni oggetto in alluminio, anche dopo il suo utilizzo, può avere una nuova vita e una nuova funzione.»
Germinazione d’alluminio di Silvia Cerioli non chiede di dimenticare bensì di guardare abbastanza a lungo, abbastanza lontano, da capire che il metallo non ha mai smesso di essere materia industriale, ma ha acquisito un’altra dignità, un altro scopo, una nuova possibilità di esistenza.


